
NON SOLO BASKET
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METTI UNA SERA A CENA A PORTOROTONDO
Portorotondo giugno 2009
Quando l'estate già discretamente infiammata si incendia e assume i colori della cronaca mondana, anche un povero cronista e opinionista di basket partecipa...specie se l'organizzatore della cena nella deliziosa piazzetta san Marco, è Massimo Montefusco, con il fratello Paolo titolare del prestigioso marchio Harmont & Blaine. Mezzi napoletani e mezzi casertan i fratelli Montefusco in piazza San Marco al negozio bellissimo aggiungono un Bar della tradizione, ex Nabila. I vip si sprecano, le belle fanciulle anche, ripresi da Pino Greco e dalla troupe di CAST. Insomma una festa molto nazionale con pizzico di Campania. Enzo De Caro, Simone Schettino, Fabio Fulco, Natalie Caldonazzo, Samantha De Grenet a rappresentare la nostra regione, poi Cristina Chiabotto, Roberta, professoressa dell'EREDITA', Angela Melillo, Fabrizio Corona....
VE LA DO IO LA MARATONA
Ferruccio Cocco, l'autore di questo articolo, è un giornalista di Fabriano che segue il basket, ma ha una passione, bellissima, per la Maratona. L'ho conosciuto come animatore di una equipe nel villaggio sardo che mi ospita a giugno. La simpatia reciproca, complice il basket, è stata immediata. E' un ragazzo splendido. NONSOLOBASKET ha chiesto le sue emozioni sulla MARATONA DI NEW YORK, da lui vissuta in prima persona. Leggetele....
Racconto della Maratona di New York
Confesso che avevo la pelle d’oca sul Ponte di Verrazzano quando, dopo il colpo di cannone che dava il via alla trentottesima Maratona di New York, il lungo serpentone composto da quaranta mila podisti provenienti da tutto il mondo ha iniziato a correre sulle note dell’inconfondibile “New York New York” di Frank Sinatra. Per me era il concretizzarsi di un sogno, l’epilogo di tanti allenamenti, la sublimazione di un desiderio che ti porta a correre 42 chilometri di fila per sentirti libero nella città cuore del mondo, la “Grande Mela”. Alla fine dal punto di vista agonistico il risultato non è stato eccezionale (3 ore 43’ 12”), vuoi per l’asperità di un percorso notoriamente difficoltoso, vuoi perché una maratona del genere è più da gustare in tutte le sue sfaccettature che da affrontare a testa bassa: l’atmosfera, il panorama, i colori, le musiche, gli spettatori assiepati a tifare ai bordi delle strade valgono più di qualche minuto in meno sul cronometro. Il passaggio attraverso il quartiere di Brooklyn è letteralmente eccitante tra applausi, incitamenti, viva Italia, striscioni, bambini che danno “cinque”. Emozionante il lungo percorso sulla Prima Avenue, larghissima, ai lati davvero migliaia di persone plaudenti. Quindi il Bronx, Harlem, le gambe che cominciano a non andare più, Park Avenue e Central Park, dove i poliziotti fanno persino fatica a trattenere la gente che, come per il passaggio dei ciclisti sulla Cima Coppi, arriva fino al centro della strada ad urlare ai corridori “Good job, guys, good job!”, “Only one mile, let’s go!”. E poi è fatta, l'ultima tribolata pendenza, il traguardo visto mille volte in televisione è finalmente sorpassato. Ciò che significa la Maratona per la città di New York è inimmaginabile. La città “vive” questo evento e per mezza giornata si ferma, scende in strada e ammira chi corre. Lungo il percorso c’è chi ti porge banane, arance, acqua, caramelle, lecca-lecca, salviette, sorrisi, applausi… Che differenza con Milano, dove ai maratoneti tirano gli ortaggi, o con Roma, dove arrivano gli insulti degli automobilisti. Una opposta mentalità sportiva. Nei giorni seguenti la maratona, girando per New York, c’è chi domanda (vedendoci in tuta o abbigliamento comunque sportivo) se abbiamo partecipato alla Maratona, e si congratula... Ciò che conserverò più gelosamente nei miei ricordi è l’emozione di correre in mezzo a tanta gente proveniente da ogni paese del mondo, di vedere ai lati delle strade bianchi, neri, ispanici, asiatici, ebrei, fianco al fianco… E’ questa l’America che ci piace e di cui ci sentiamo di far parte ogni volta che passiamo l’Atlantico, perché, proprio come scriveva Mario Soldati, “qualunque europeo può, da un momento all’altro, ammalarsi d’America, ribellarsi all’Europa e diventare americano”.
Ferruccio Cocco
Vieni
a svegliare il sonno della pianta
e a coprire il nudo dei silenzi
versami sguardi
lungo i deserti d'orfane carezze
distillami i sensi a gesti
dove l'intimità gela in attesa
soffiami dentro
in acini di fiamme
l'acceso che spira tutto
dal tuo inferno
...e lieto
godrà
il camino
del mio inverno
(ADE)